L’azienda produce. Poi quei soldi si fermano.

Utili che restano sul conto, TFR che si accumula come debito, amministratori pagati in un modo che ne lascia per strada una parte, investimenti da smontare appena serve cassa. Sono le quattro cose che ritrovo in quasi tutte le imprese che incontro, e su tutte e quattro si può fare qualcosa senza cambiare il modo in cui l’azienda lavora.

Chi sono

Sono Edoardo Matarazzo, consulente finanziario e patrimoniale a Perugia. Lavoro per Fideuram — Intesa Sanpaolo Private Banking e, sulle imprese, mi coordino con i servizi di corporate banking del gruppo Intesa Sanpaolo: quello che serve all’azienda non lo vado a cercare fuori, sta dentro la stessa struttura.

8 anni di attività · oltre 50 imprese analizzate

Quattro situazioni,
e cosa si può fare.

Non sono ipotesi da manuale: sono le richieste che mi arrivano più spesso. Si parte dai numeri dell’azienda, e quello che si decide si verifica con il commercialista prima di firmare.

  1. Riconoscere di più a chi guida l’impresa

    Un compenso in più, se passa dalla busta, arriva quasi dimezzato. Due strumenti di legge cambiano il conto: il trattamento di fine mandato, deliberato prima con un atto di data certa, e il fondo pensione a carico della società.

    A parità di costo l’amministratore riceve di più, e l’azienda deduce l’accantonamento. Limiti e requisiti si verificano col commercialista.

  2. Il TFR pesa sull’azienda e rende poco al dipendente

    Finché resta dentro è un debito che cresce ogni anno. Portato in un fondo pensione, l’impresa smette di accumularlo e recupera le agevolazioni previste; il dipendente si ritrova un capitale tassato molto meno.

    Uno dei pochi modi di dare valore alle persone senza aumentare lo stipendio.

  3. Troppa liquidità ferma sul conto

    Il conto rende quasi niente, ma quei soldi non si spostano a cuor leggero. Prima si decide quanto deve restare libero per la gestione corrente, poi si impiega il resto senza toccare i numeri che le banche guardano.

    Strumenti smobilizzabili in poco tempo: i parametri del credito non si muovono, e i soldi smettono di stare fermi.

  4. Serve cassa, e sembra si debba vendere

    Una scadenza, un’occasione che non aspetta: e per fare cassa si smonta quello che si è appena costruito, nel momento peggiore. In alternativa si dà in garanzia il portafoglio, e il finanziamento arriva contro quella garanzia.

    Gli investimenti restano dove sono e continuano a lavorare, e il credito costa meno di un affidamento senza garanzie.

A ogni fase dell’impresa
servono cose diverse.

Quando un’impresa nasce, quando cresce e quando si vende servono competenze che nessun consulente ha da solo. Le mettono le strutture specializzate del gruppo Intesa Sanpaolo e i partner del network Fideuram. Io porto la tua situazione e tengo insieme chi serve.

  1. Start up

    Trovare chi ci mette i soldi, e una strategia per entrare sul mercato.

    • Equity crowdfunding
    • Programmi di sviluppo del Gruppo
    • Equity investing
  2. Sviluppo e consolidamento

    Le risorse per crescere: con le proprie gambe o comprando qualcun altro.

    • Emissione di prestiti obbligazionari
    • Supporto al percorso di quotazione
    • Affiancamento nelle acquisizioni
  3. Exit

    Aprire a un fondo, monetizzare le quote, e gestire quello che entra.

    • Valutazione dell’azienda
    • Affiancamento nella cessione
    • Escrow, fideiussioni, leverage buy-out
    • Gestione della liquidità generata

Dalle stesse strutture passano anche la protezione dei soci e delle figure chiave, il passaggio generazionale dell’impresa e la separazione fra i beni dell’azienda e quelli di famiglia.

Servizi erogati da strutture specializzate interne al gruppo Intesa Sanpaolo o da partner selezionati che fanno parte del network Fideuram.

E il patrimonio personale? È la stessa strategia, dall’altro lato.Le aree di consulenza

Prima di parlare di strumenti,
guardiamo come sta l’impresa.

Il primo confronto serve a capire la situazione dell’azienda: liquidità, rischi, assetti e priorità. Nessuna proposta prima di aver visto i numeri.

Come lavoro, dal primo incontro in poi

  1. Il primo incontroNumeri alla mano: bilancio, cassa, affidamenti, assetti societari, coperture, obiettivi dei soci.
  2. Tre giorniStudio la situazione: liquidità ferma, rischi scoperti, costi fiscali evitabili.
  3. Ti richiamo ioAnalisi e prime soluzioni. Poi il piano, per iscritto, e quello che va verificato con il commercialista.
  4. Poi, nel tempoIl piano si aggiorna quando cambiano i mercati, la fiscalità o l’impresa.
A chi mi rivolgo

Liquidità aziendale dai 500.000 euro in su. Sotto quella soglia scrivimi lo stesso: guardo ogni situazione, e a volte il momento giusto arriva più avanti.

Come vengo pagato

In percentuale sul patrimonio che seguo: dentro gli strumenti, come compenso separato e visibile, o un mix dei due. Te lo dico al primo incontro, prima di qualsiasi proposta.

Quando mi trovi

Dal LUNEDÌ al VENERDÌ, dalle 9 alle 19. Il SABATO solo su appuntamento.

Richiedi un confronto sull’impresa

L’azienda, il tema da cui vuoi partire e come ricontattarti. Rispondo personalmente.

  • Ti rispondo io, personalmente, entro 48 ore.
  • I tuoi dati servono solo a ricontattarti: nessuna lista, nessuna pubblicità.

Se preferisci non compilare niente: scrivimi due righe a [email protected] o chiamami allo 075 5096132. Va bene uguale.

Sede operativa
Via Baglioni 9, PerugiaIncontri su appuntamento, da remoto o direttamente presso il cliente.