· Passaggio generazionale

Passare l'azienda ai figli quando non tutti ci lavorano

Un figlio in azienda da quindici anni, gli altri con una vita altrove. Essere giusti con tutti senza dividere l'impresa è il nodo che si rimanda di più.

di , consulente finanziario a Perugia

Passare l'azienda ai figli quando non tutti ci lavorano

«L’azienda andrà a chi ci lavora»

È la frase che sento più spesso quando con un imprenditore arriviamo a parlare del futuro: «L’azienda andrà a mio figlio, che ci lavora da quando aveva vent’anni. Agli altri due darò qualcos’altro». Sembra semplice, ed è anche giusto nel principio. Il problema è “qualcos’altro”. Quanto? E soprattutto: c’è?

Nelle imprese familiari l’azienda è quasi sempre la parte più grande del patrimonio. Spesso vale più di tutto il resto messo insieme.

Il problema aritmetico

Facciamo un esempio, con numeri ipotetici. Un imprenditore ha un patrimonio complessivo di 3 milioni di euro: l’azienda vale 2,2 milioni, la casa e un paio di immobili 600.000 euro, i risparmi 200.000 euro. Ha tre figli. Uno lavora in azienda, una fa il medico in un’altra città, il terzo è ingegnere all’estero.

Se volesse dividere il patrimonio in tre parti uguali, ciascuno dovrebbe ricevere circa 1 milione. Ma se l’azienda va per intero al figlio che ci lavora, per gli altri due restano 800.000 euro in tutto.

Grafico: l’azienda vale 2,2 milioni, più del doppio della quota di un figlio in una divisione in parti uguali; per gli altri due figli restano 800.000 euro

I conti non tornano. E nessuna buona intenzione li fa tornare da sola. Vendere una parte dell’azienda per pareggiare le quote, poi, significherebbe indebolire proprio ciò che si vuole proteggere, e togliere al figlio che la guida gli strumenti per farlo.

Il problema giuridico

In Italia la legge riserva ai figli, e al coniuge, una quota minima del patrimonio, la cosiddetta legittima, che non si può ridurre con un testamento. Chi si sente leso può chiedere che le disposizioni vengano corrette, anche anni dopo. E nel conto entra anche ciò che è stato dato in vita.

C’è poi un aspetto più sottile: il valore dell’azienda cambia nel tempo, anche grazie al lavoro di chi la porta avanti. Il figlio che per vent’anni la fa crescere sente quella crescita come sua. I fratelli possono vederla in modo diverso. Se le regole non sono chiare prima, la discussione arriva dopo, e di solito non tra fratelli, ma tra avvocati.

Il problema familiare

Uguale e giusto non sono la stessa cosa. Il figlio in azienda dirà: «Ho lavorato per tutti, ho rinunciato a fare altro, mi sono preso i rischi». Gli altri potrebbero dire: «Lui ha avuto il lavoro, lo stipendio, e alla fine anche l’azienda». Hanno ragione tutti e due, ciascuno dal suo punto di vista.

Una scelta non spiegata viene quasi sempre letta come una preferenza. È lì che si rompono rapporti che nessun accordo successivo rimette insieme.

Gli errori più comuni

  • Rimandare, lasciando che a decidere sia la legge, con regole che non tengono conto di chi ha lavorato in azienda.
  • Fare un testamento senza verificare se rispetta le quote che la legge riserva ai figli.
  • Dividere le quote dell’azienda in parti uguali tra tutti i figli, compreso chi non ci lavora: una soluzione che sembra equa e che spesso blocca le decisioni.
  • Spiegare la scelta solo all’ultimo, o non spiegarla mai.
  • Non preparare per tempo un patrimonio diverso dall’azienda, con cui riequilibrare le posizioni.

Esistono strumenti previsti dalla legge pensati proprio per questa situazione, con regole, tempi e costi diversi. Ma nessuno funziona se prima non è chiaro cosa si vuole ottenere e quanto vale ciascuna parte.

Le domande giuste da farsi

  • Quanto vale oggi la mia azienda, rispetto a tutto il resto del patrimonio?
  • Se domani mancassi, chi erediterebbe cosa, secondo la legge?
  • I figli che non lavorano in azienda cosa si aspettano? Ne abbiamo mai parlato?
  • Ho un patrimonio fuori dall’azienda sufficiente per riequilibrare le posizioni?
  • Chi guiderà l’azienda e chi ne sarà proprietario: sono la stessa persona?

Se vuoi capire cosa vale per la tua azienda, con i suoi numeri, parliamone.

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