· Previdenza

Contributi in casse diverse: quanta pensione avrò?

Qualche anno da dipendente, le collaborazioni, poi la cassa di categoria. Contributi sparsi e una pensione che nessuno ha mai calcolato davvero.

di , consulente finanziario a Perugia

Contributi in casse diverse: quanta pensione avrò?

«Ho la stima della cassa, ma non so se è tutto»

Nei primi incontri con i professionisti, quando parliamo di pensione, la risposta è quasi sempre la stessa: «Ho guardato la stima sul sito della cassa, ma non so se è tutto». Quasi mai è tutto.

Un ingegnere, un avvocato, un commercialista, un medico che oggi ha cinquant’anni raramente ha versato contributi in un solo posto. Ha fatto qualche anno da dipendente, magari in un’azienda o in uno studio più grande. Ha avuto collaborazioni pagate con contributi in una gestione diversa. Poi si è iscritto alla cassa della propria categoria. Ogni gestione ha un pezzo della sua storia: occorre verificare che la simulazione consideri anche i periodi maturati altrove.

Una carriera, tre gestioni

Facciamo un esempio ipotetico. Un professionista inizia a lavorare a 25 anni: tre anni da dipendente, poi due anni di collaborazioni, poi un anno di praticantato senza contributi, poi venticinque anni di libera professione con la cassa di categoria.

Età nell’esempio Periodo Copertura
Da 25 a 28 anni 3 anni Lavoro dipendente
Da 28 a 30 anni 2 anni Collaborazioni
Da 30 a 31 anni 1 anno Nessuna contribuzione nell’ipotesi
Da 31 a 56 anni 25 anni Cassa professionale

Totale: 31 anni trascorsi, di cui 30 coperti da contributi e uno scoperto. Periodi ipotetici, non sovrapposti.

Il risultato è una storia contributiva divisa in tre gestioni, con un buco in mezzo. E con tre domande a cui la stima della cassa, da sola, non risponde.

Ogni gestione previdenziale ha le sue regole: requisiti di età e di anni di contributi, metodo di calcolo della pensione, rivalutazione di ciò che si è versato. Quello che vale per una non vale per l’altra.

Per questo i problemi che vedo più spesso sono tre:

  • contributi che rischiano di non contare: pochi anni in una gestione possono non bastare, da soli, per dare una pensione;
  • anni da verificare: praticantato, specializzazione, periodi all’estero e transizioni possono avere coperture diverse; lavorare all’estero non significa automaticamente avere un vuoto contributivo;
  • stime parziali: ogni ente calcola la propria parte, e nessuno somma le parti né le confronta con il reddito che si ha oggi.

Le strade esistono, ma non sono uguali

La legge prevede più modi per far valere insieme i contributi versati in gestioni diverse. Non sono equivalenti. Alcuni sono gratuiti, altri possono costare cifre importanti. Alcuni cambiano il metodo con cui la pensione viene calcolata, altri incidono sull’età a cui si può andare in pensione. E in certi casi una scelta, una volta fatta, non si può più rivedere.

La scelta giusta dipende dalla storia contributiva di ciascuno, dall’età, dai redditi passati e futuri. Va fatta con i numeri veri, non con un’impressione.

Quanto costa non guardarci

Il costo più evidente è la sorpresa. Un professionista che oggi dichiara 90.000 euro l’anno e ha una stima di 2.000 euro lordi al mese dalla propria cassa si aspetta di prendere quella cifra, magari qualcosa in più grazie agli anni precedenti. Può scoprire, a pochi anni dalla pensione, che quegli anni valgono meno di quanto pensava, o che per farli contare serve una scelta da fare con molto anticipo.

C’è poi il divario tra reddito di lavoro e pensione, che per i professionisti è spesso molto ampio. Più tardi lo si misura, meno tempo resta per colmarlo.

Gli errori più comuni

  • Considerare la stima della cassa come la pensione definitiva.
  • Non avere un estratto aggiornato di tutte le gestioni in cui si sono versati contributi.
  • Non sapere quali anni della propria carriera sono scoperti.
  • Rinviare ogni decisione “a quando sarà il momento”, quando alcune scelte hanno senso solo se fatte prima.
  • Pensare alla pensione separatamente dal resto del patrimonio, come se fossero due mondi diversi.

Le domande giuste da farsi

  • In quante gestioni diverse ho versato contributi, e per quanti anni in ciascuna?
  • Ci sono anni della mia carriera in cui non ho versato nulla?
  • I contributi che ho fuori dalla mia cassa daranno davvero una pensione, e quanto?
  • A che età potrò smettere di lavorare, e con quale reddito rispetto a oggi?
  • Ho mai visto una stima che metta insieme tutto, e non un pezzo alla volta?

Se vuoi guardarlo con i tuoi numeri, richiedi un primo incontro.

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