«Tanto io la pensione me la faccio con l’azienda»
È la risposta che ricevo più spesso quando chiedo a un imprenditore quanto prenderà di pensione. Detta con sicurezza, a volte con un sorriso. La pensione pubblica è vista come un dettaglio: il vero patrimonio è l’impresa, e quando sarà il momento si vedrà.
Poi arriva l’estratto conto contributivo dell’INPS, e i numeri raccontano un’altra storia. La pensione dell’imprenditore iscritto alla gestione commercianti o artigiani è spesso una frazione di quanto serve per mantenere il tenore di vita a cui la famiglia è abituata.
Come si calcola la pensione di commercianti e artigiani
Per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, e per buona parte della carriera di tutti gli altri, la pensione si calcola con il sistema contributivo. Il principio è semplice: si somma quanto è stato versato negli anni, lo si rivaluta con un indice legato all’andamento dell’economia, e il totale (il «montante») si trasforma in pensione con un coefficiente che dipende dall’età in cui si va in pensione.
In altre parole, conta quanto si è versato, non quanto si è guadagnato. Nel 2026 commercianti e artigiani versano rispettivamente il 24,48% e il 24% del reddito d’impresa dichiarato, con un minimo obbligatorio calcolato su 18.808 euro di reddito (circolare INPS n. 14/2026).
Il nodo dei contributi versati sul minimo
Qui nasce il problema. Il tenore di vita può essere sostenuto da fonti diverse dal reddito su cui si versano contributi. Ma il minimale non è un’opzione: se la base contributiva lo supera, sono dovuti anche i contributi sull’eccedenza, entro i limiti previsti. Per i soci lavoratori di srl, base contributiva, compensi e utili richiedono un esame specifico; non basta guardare quanto denaro viene prelevato.
Il risultato è un montante piccolo, anche dopo quarant’anni di lavoro. L’impresa può valere milioni, ma per l’INPS quella persona ha versato come chi guadagnava meno di 19.000 euro l’anno. E la pensione sarà coerente con quei versamenti, non con il tenore di vita reale.
Un esempio con numeri ipotetici: tenore di vita da 6.000 euro, pensione da 1.500
Facciamo un esempio, con numeri ipotetici. Un imprenditore di 55 anni vive con circa 6.000 euro netti al mese, tra compenso e utili. Per buona parte della carriera ha versato contributi su redditi modesti. Dalla simulazione dell’INPS risulta una pensione futura di circa 1.500 euro netti al mese.
Rapportando entrambe le entrate a dodici mesi, la pensione ipotizzata copre il 25% delle entrate familiari attuali. È una misura della copertura del tenore di vita, diversa dal tasso di sostituzione riferito al solo reddito da lavoro. Per capirci: tre quarti delle entrate di oggi, alla pensione, devono arrivare da qualche altra parte. Ho spiegato questo indicatore nell’articolo sul tasso di sostituzione.
Quei 4.500 euro al mese di differenza, per dodici mesi e vent’anni, sommano 1.080.000 euro. È un fabbisogno cumulato a valori costanti, non il capitale da accantonare oggi: quest’ultimo dipende anche da inflazione, rendimenti e altre entrate.
| Entrate e fabbisogno ipotetici | Importo |
|---|---|
| Entrate familiari nette, riportate su dodici mesi | 6.000 € al mese |
| Pensione netta, riportata su dodici mesi | 1.500 € al mese |
| Copertura delle entrate attuali | 25% |
| Differenza da integrare | 4.500 € al mese |
| Differenza cumulata in vent’anni, a valori costanti | 1.080.000 € |
La percentuale misura la copertura delle entrate familiari dell’esempio, non il tasso di sostituzione del solo reddito da lavoro. Il fabbisogno cumulato non coincide con il capitale da accantonare oggi.
Perché l’azienda da sola non è una pensione
L’azienda può essere un’ottima fonte di reddito futuro, a tre condizioni: che qualcuno la porti avanti, che si possa vendere al prezzo sperato, che quel prezzo arrivi quando serve. Nessuna delle tre è garantita.
Un figlio può non volerla, il mercato può cambiare, una vendita può richiedere anni. Per questo il patrimonio che deve dare reddito in pensione va costruito anche fuori dall’impresa, come racconto nell’articolo su come vivere di rendita quando gli utili calano.
Le domande giuste da farsi
- Ho mai scaricato il mio estratto conto contributivo dal sito dell’INPS e guardato la simulazione della pensione?
- Su quale reddito ho versato i contributi, negli ultimi dieci anni?
- Quanto mi serve al mese per vivere, oggi, e quanto coprirebbe la pensione pubblica?
- Se l’azienda non fosse vendibile o non passasse a un figlio, da dove arriverebbe il resto?
- Quanti anni ho davanti per costruire un patrimonio che dia reddito?
Se vuoi guardarlo con i tuoi numeri, richiedi un primo incontro.



