«E se investo tutto e il giorno dopo scende?»
Un’eredità, la vendita di un immobile, la liquidazione dopo trent’anni di lavoro. Arriva sul conto una cifra che non si era mai vista tutta insieme, e con lei una paura molto precisa: investirla nel momento sbagliato.
Chi deve investire una somma importante si trova quasi sempre davanti a due strade. Entrare subito con tutto, oppure entrare un po’ alla volta, a rate, nell’arco di mesi. Entrambe hanno buone ragioni, e conviene conoscerle prima di scegliere.
Cosa dicono i numeri sull’entrare tutto subito
Su questo tema esistono studi seri. Il più citato è un’analisi pubblicata nel 2012 da Vanguard, che ha confrontato le due strade sui mercati di Stati Uniti, Regno Unito e Australia, su decenni di dati.
Il risultato: investire tutto subito ha dato un risultato migliore che entrare gradualmente in circa due casi su tre. Il motivo è intuitivo. Nel lungo periodo i mercati sono saliti più spesso di quanto siano scesi, quindi i soldi tenuti fuori in attesa hanno perso, in media, una parte della crescita.
«In media», però, significa che nel terzo restante dei casi è andata meglio a chi è entrato a rate. E nessuno sa in anticipo in quale dei due casi si troverà.
Cosa dice la testa: il rimpianto pesa più della statistica
Qui entra in gioco la psicologia. Gli studi di finanza comportamentale mostrano che una perdita ci fa soffrire più di quanto ci faccia piacere un guadagno della stessa entità. Daniel Kahneman e Amos Tversky lo hanno documentato già nel 1979.
Per chi ha appena ricevuto una somma che rappresenta una vita di lavoro, vedere il 15% in meno dopo tre mesi può essere insopportabile, anche se statisticamente era la scelta giusta. E una persona che si spaventa tende a vendere nel momento peggiore. L’ingresso graduale costa qualcosa in termini di rendimento atteso, ma può comprare una cosa preziosa: la capacità di restare investiti.
Un esempio con numeri ipotetici: 500.000 euro in una volta o in dodici mesi
Facciamo un esempio, con numeri ipotetici. Una persona deve investire 500.000 euro. Per semplicità escludiamo costi, imposte e rendimento della liquidità in attesa.
- Tutto subito: se nei dodici mesi successivi il mercato sale dell’8%, guadagna circa 40.000 euro. Se scende del 20% nei primi tre mesi, vede sparire 100.000 euro in un trimestre.
- In dodici rate mensili da circa 41.700 euro: se il mercato sale in modo regolare, a fine anno guadagna circa la metà, perché in media i soldi sono stati investiti per sei mesi. Se scende subito, la perdita sulla parte investita è molto più piccola, e le rate successive comprano a prezzi più bassi.
Nessuna delle due strade è giusta in assoluto. Sono due modi diversi di distribuire il rischio nel tempo.
Prima di chiedersi come entrare: quanto serve tenere da parte
C’è una domanda che viene prima di tutte e che spesso si salta: quanta parte di quella somma deve davvero essere investita? Una quota servirà nei prossimi anni, per una casa, per i figli, per imprevisti. Quella va mantenuta in strumenti coerenti con le scadenze, evitando oscillazioni incompatibili con l’uso previsto.
È un ragionamento che ho fatto anche nell’articolo su cosa fare dopo la vendita dell’azienda: prima si divide la somma in base a quando servirà, poi si decide come investire ciascuna parte. E tenere tutto fermo sul conto in attesa del momento perfetto ha un costo, di cui ho parlato a proposito dei soldi fermi sul conto corrente.
Le domande giuste da farsi
- Quanta parte di questa somma mi servirà nei prossimi tre-cinque anni?
- Come reagirei se, tre mesi dopo l’investimento, vedessi un calo del 15-20%?
- Ho già vissuto una discesa forte dei mercati con soldi investiti? Cosa ho fatto?
- Se scelgo di entrare a rate, in quanto tempo e con quale regola, decisa prima?
- Questa somma cambia il mio patrimonio complessivo, e quindi l’equilibrio tra le parti?
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