· Aziende e impresa

TFM amministratori: come funziona il fine mandato

Il trattamento di fine mandato "è il TFR" di chi amministra la propria società. Come funziona, quanto pesa sulle imposte e le condizioni perché regga.

di , consulente finanziario a Perugia

TFM amministratori: come funziona il fine mandato

«Il TFR ce l’hanno i miei dipendenti, io no»

Lo dice quasi ogni imprenditore che amministra la propria srl, quando guardiamo insieme il bilancio. Ogni anno la società accantona il TFR per chi ci lavora. Per chi la guida, di solito, non accantona nulla: c’è il compenso, ci sono gli utili, e il futuro si vedrà.

Eppure lo strumento esiste da decenni e si chiama trattamento di fine mandato, o TFM. Molti ne hanno sentito parlare dal commercialista, pochi sanno davvero come funziona e perché può cambiare il modo in cui i soldi passano dalla società alla famiglia.

Cos’è il trattamento di fine mandato

Il TFM è una somma che la società si impegna a pagare all’amministratore quando il suo incarico finisce. Ogni anno ne accantona una parte in bilancio, come fa con il TFR dei dipendenti, e la versa alla scadenza del mandato.

A differenza del TFR, non ha una misura fissata dalla legge. La decide l’assemblea dei soci, di solito come percentuale del compenso. Proprio per questo deve essere scritta bene, con tempi e cifre chiari.

Perché il TFM pesa sulle imposte della società e su quelle dell’amministratore

Qui sta il suo interesse. Ai fini IRES l’accantonamento può essere dedotto per competenza, rispettando le condizioni previste: secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate, il diritto al TFM deve risultare da un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto. In mancanza, la deduzione segue il pagamento. Per il TFM assimilato al reddito da lavoro dipendente non opera invece un’ordinaria deduzione IRAP.

Per l’amministratore, la somma ricevuta a fine mandato può godere della tassazione separata (articolo 17 del TUIR). Se ne ricorrono i requisiti, non si somma agli altri redditi dell’anno: la tassazione si determina con riferimento al reddito del biennio precedente alla maturazione del diritto. L’aliquota effettiva non è però automaticamente più bassa.

Il compenso ordinario, invece, si somma a tutto il resto e viene tassato all’aliquota marginale più le addizionali. Ne ho parlato nell’articolo sul compenso dell’amministratore e la sua tassazione.

Un esempio con numeri ipotetici: compenso più alto o TFM

Isoliamo il solo effetto delle imposte, con numeri ipotetici: 20.000 euro lordi annui per dieci anni. Escludiamo contributi previdenziali, rendimenti e valore del tempo; il confronto non rappresenta quindi il netto complessivo né il costo totale per la società.

  • Come compenso: ipotizzando IRPEF marginale al 43% sull’intero importo e addizionali al 2,5%, restano 10.900 euro annui dopo queste sole imposte, cioè 109.000 in dieci anni.
  • Come TFM: su 200.000 euro, ipotizzando che ricorrano i requisiti della tassazione separata e un’aliquota effettiva del 33%, restano 134.000 euro dopo la sola imposta. La differenza nominale è di 25.000 euro, prima di contributi e valore del differimento. Il compenso ordinario segue la deduzione per cassa; il TFM può seguire la competenza alle condizioni indicate: costo e tempi non sono automaticamente equivalenti.

La differenza non nasce da un trucco, ma dal fatto che una parte del reddito viene tassata con una regola diversa. Le aliquote reali dipendono dalla storia di ciascuno, ed è lì che va fatto il conto vero.

Le condizioni da rispettare perché l’accantonamento regga

Il TFM funziona solo se è costruito con cura. Le condizioni principali, secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza:

  • deve essere previsto da una delibera assembleare con data certa anteriore all’inizio del rapporto; non basta deliberarlo prima dell’anno cui si riferisce;
  • l’importo deve essere ragionevole rispetto al compenso e all’attività svolta;
  • conviene decidere dove tenere i soldi accantonati, perché il TFM resta un debito della società verso l’amministratore.

Quest’ultimo punto è quello che si dimentica più spesso. Se l’accantonamento è solo una voce di bilancio, alla fine del mandato la società deve trovare la liquidità per pagarlo. È lo stesso meccanismo che ho descritto per il TFR lasciato in azienda: un debito che cresce anno dopo anno, spesso senza che nessuno lo guardi.

Le domande giuste da farsi

  • Il mio compenso attuale mi porta già nell’aliquota IRPEF più alta?
  • Esiste una delibera sul TFM con data certa, o ne abbiamo solo parlato?
  • Quando finirà il mio mandato, la società avrà la liquidità per pagarlo senza difficoltà?
  • Dove sono, oggi, i soldi che la società accantona per me?
  • Come si inserisce il TFM nel resto del mio patrimonio e della mia pensione?

Se vuoi capire cosa vale per la tua azienda, con i suoi numeri, parliamone.

Se ti è stato utile, passalo a qualcuno

← Torna agli articoli